Fabrizio Galassi è giornalista musicale, docente e consulente di comunicazione. Da oltre vent’anni osserva il rapporto tra musica e società, cercando di capire perché ogni innovazione che potrebbe semplificare la vita dei musicisti, loro riescono sempre a renderla complicata. Insegna Sociologia della Comunicazione e Informazione per l’Arte: Mezzi e Metodi allo IED di Roma da oltre quindici anni e tiene corsi e master presso La Sapienza, il Saint Louis College of Music di Roma, la NUT Academy di Napoli e la Cento Per Cento Music Academy. Il suo lavoro parte da un’idea semplice: imparare le regole solo per distruggerle, al fine di dare al musicista gli strumenti necessari per esprimere se stesso fuori dai riti collettivi e dall’imitazione. Negli anni ha visto musicisti perdere tempo a ideare contenuti irrealizzabili, cercare il momento giusto o la strategia perfetta. Dubbi e procastinazione, autosabotaggio e paura del successo. Se sei un musicista ci sono due frasi che non devi mai pronunciare. La prima è: “Non so perché lo faccio, ho visto che lo fanno tutti”. La seconda è: “Non so…è una cosa che non vedo fare a nessuno”.
Basta togliere un apostrofo perché “Manuale di istruzione” si trasformi in “Manuale Distruzione”. Dietro il gioco di parole c’è un progetto editoriale pubblicato da VOVEO editore e pensato per i musicisti, quelli che vogliono smettere di somigliare a tutti gli altri. A fare da capofila è Fabrizio Galassi, formatore con oltre quindici anni di esperienza nell’insegnamento della musica e responsabile di un modulo sull’intelligenza artificiale all’interno dei corsi in cui lavora. Attorno a lui si è raccolta una squadra variegata, di cui fanno parte Giuliano Biasin, Sabrina Antenucci, Claudia Barcellona, Giulio Graziani, Marco D’Aloe e Mauro Abatiello: un giornalista, un avvocato, professionisti dai ruoli difficili da incasellare.
Il punto di partenza è la velocità con cui l’idea ha preso forma. Spesso, osserva chi conduce la conversazione, i musicisti si incontrano, si stringono la mano, si promettono grandi cose e poi si perdono in mille ostacoli, per lo più pretestuosi, eretti per timore di affrontare un’impresa più ampia: è il terreno dell’autosabotaggio. Stavolta, invece, un gruppo di persone con qualche anno e qualche esperienza in più ha trovato in Galassi una testa di ponte capace di sfondare la parete, e tutti si sono infilati nella breccia. Tra la prima telefonata e il volume sulla scrivania il tempo è stato sorprendentemente breve. C’è chi attribuirebbe il merito all’intelligenza artificiale, chi alla penna rapida di un autore cresciuto nei quotidiani. Chi pone la domanda confessa di essere un compulsivo della scrittura, non certo un correttore di bozze infallibile, e di apprezzare un aiuto che gli sistemi la virgola dimenticata. Sul versante creativo, però, resta scettico: da sostenitore della singolarità tecnologica e del transumanesimo, non ritiene i tempi maturi per affidare alle macchine l’invenzione, salvo l’intervento di qualche mago dei prompt.
Galassi sposta il discorso altrove. Alla questione dell’intelligenza artificiale ha replicato così: “Il mio ragionamento riguardava soprattutto la velocità, che non è soltanto rapidità di scrittura o di realizzazione: l’idea è nata e tutti eravamo allineati. Quanto all’intelligenza artificiale, è ormai un elemento strutturato del nostro comportamento, tanto che nei corsi in cui lavoro la si insegna, e io stesso la insegno. Noi siamo di un’altra generazione, quella che ha costruito la parte digitale di questo pianeta, dall’HTML ai primi plugin: scavavamo e scrivevamo il codice. Per noi non ha segreti, e la usiamo in modo laterale, come assistente. Se però provassimo a farle scrivere un libro come questo, non verrebbe, perché il concetto era la distruzione, e qui si tratta di un’azione squisitamente umana, purtroppo”.
Il bersaglio del libro sono le regole, e Galassi, che ne insegna da una vita, rivendica la contraddizione. Ha spiegato: “Io insegno regole da più di quindici anni, ma insegno anche a cosa servono: nascono per essere distrutte. Il musicista tende a temere questo passaggio, forse perché non maneggia in profondità la musica nella sua globalità, e non soltanto lo strumento. Oggi l’accesso e la produzione sono diventati facilissimi, e proprio per questo si è standardizzato tutto: lo stesso suono, la stessa maniera di cantare, lo stesso genere. Il risultato è un po’ piatto. Con questo manuale cerchiamo di spiegare come demolire quelle regole per fare qualcosa di unico, di personale”.
L’ispirazione, per chi viene dalla musica elettronica e considera ogni cosa rivedibile e remixabile, è arrivata da un colosso svedese dell’arredamento, la cui estetica ha influenzato lo stile delle immagini contenute nel volume. Galassi illustra l’immagine che regge l’intero impianto: “Si va all’Ikea e si compra una libreria. Se la si monta seguendo le istruzioni, resta una libreria da tenere in casa. Se invece la si assembla in modo creativo, molto probabilmente non servirà più a contenere libri, ma potrebbe diventare un’opera d’arte, uscire dall’appartamento ed entrare in un museo. Le istruzioni sanno seguirle tutti: perfino un bambino di dodici anni, volendo, produrrebbe la canzone perfetta. Ma di una canzone perfetta, come di una libreria perfetta, non abbiamo bisogno. Abbiamo bisogno dell’imperfezione, perché l’arte e la musica si fondano su di essa. Non significa suonare fuori tempo o stonare senza motivo: l’imperfezione appartiene all’uomo. Vale anche per i genitori che, volendo essere perfetti, leggono il manuale e finiscono per crescere dei mostri.”
L’esempio che gli viene in mente è quello di Giovanni Truppi, cantautore che Galassi ama non solo per la qualità dei testi. Ha raccontato: “Quando canta e stona, non taglia e non ricorre all’autotune, né ricanta la frase. Lascia la stonatura, perché in quel momento è proprio l’imperfezione a rendere unico il brano. Oggi, più che mai, serve nelle canzoni qualcosa che lasci intendere una volontà.”
Il dialogo si sposta sul sito Ikea Hacker, dove da anni si insegna a ricavare oggetti inediti dagli stessi pezzi di serie, e sulla domanda se il libro permetta di fare altrettanto con il proprio pensiero e con la propria identità d’artista. Galassi non ha dubbi, e ha aggiunto: “Il libro deve provocare una crisi fertile, regalare quella scomodità che permette di pensare fuori dal rito collettivo. I social appiattiscono la cultura, il pensiero e perfino i punti di riferimento: quando vedi tanti artisti fare una certa cosa, ti convinci di doverla fare anche tu. Internet, i social e l’industria sono governati da aziende a scopo di lucro che ci vogliono il più possibile simili, perché essere simili significa essere prevedibili, e dunque più facili da vendere agli inserzionisti. A noi di quella pubblicità non ritorna nulla, perciò dobbiamo uscire da questa logica. Dobbiamo fare arte, non essere content creator ma autori. Anche la nomenclatura va cambiata, perché se un musicista si sveglia al mattino pensando di dover produrre un contenuto, è già in un vicolo cieco. Questo è il volume per chi vuole mettersi in gioco: non va letto d’un fiato, non è un saggio universitario, ma qualcosa da tenere a portata di mano e da aprire, come si apre un mobile in casa, quando le idee scarseggiano”.
Quanto al futuro del progetto, la conversazione si muove tra ipotesi: un docufilm, un percorso multimediale, forse persino un merchandising. Galassi, con ironia, osserva che una maglietta con le istruzioni sarebbe già un modo di seguire le regole, ma intravede una strada più coerente: “Potremmo fare una band che insegna a distruggere la musica. Credo che la forma più interessante sia davvero quella di comportarsi da gruppo e partire in tour. In Italia esistono moltissime manifestazioni, alcune gratuite, con formazione e stimoli, ma spesso nelle mani di istituzioni legate all’industria discografica, che non coincide con l’industria musicale. L’industria discografica è come Instagram: vuole standardizzarti per venderti meglio. Io vengo da una città di provincia, Grosseto, e quando vado a fare corsi in realtà simili noto ancora una certa ritrosia, un approccio che non voglio chiamare provinciale, perché in Italia suona sempre come un’offesa. A Milano, Roma, Napoli, Bologna o Palermo è più facile entrare nel gioco; nei centri minori meno. Sarebbe bello portare il progetto lì, dove c’è più voglia, e ognuno dei coautori potrebbe offrire un contributo attivo, non limitato al testo.”
Le tappe più prossime sono già tracciate. Il volume è reperibile attraverso il sito di VOVEO editore, nella sezione libri, che rimanda ai principali canali d’acquisto, e gli approfondimenti troveranno spazio durante la Milano Music Week e in occasione di Midance. Galassi ha ribadito: “La Milano Music Week è fondamentale, perché lì si incontrano l’industria musicale e quella discografica, e ci saremo, come sempre in modo laterale, non conforme.”
Tra gli appuntamenti c’è anche una masterclass, realizzata con la cooperativa Esibirsi e con Giuliano Biasin. Galassi l’ha descritta così: “Ormai il concetto di comunicazione con il pubblico sui social è decodificato, ma si dimentica che è altrettanto importante comunicare con l’industria. La masterclass tratterà proprio questo, sempre infrangendo le regole. Non basta presentarsi con ‘ciao, sono Fabrizio Galassi, appassionato di musica da sempre, mi piace passeggiare sulla spiaggia con la chitarra che mi ha regalato mio nonno’: sono presentazioni di una noia infinita. Vogliamo far capire ai musicisti che l’industria cerca la loro persona, non un comunicato piatto”. Resta il filo che lega ogni risposta: l’idea che un artista debba avere il coraggio di non essere intercambiabile. Nel mondo di Galassi, la libreria venuta male è quella che finisce in un museo.
https://www.fabriziogalassi.com/








